LA
STORIA
La gemmoterapia è quella branca della fitoterapia che utilizza
parti fresche vegetali allo stato embrionale, come gemme o giovani
getti, i cui principi attivi sono estratti mediante un solvente
appropriato.
Negli anni ‘50, il medico belga Poi Henrysi è dedicato,
per primo, allo studio e alla sperimentazione dei gemmoderivati.
Egli infatti ha preconizzato l’uso di questi preparati basandosi
sul presupposto che le piante, nel loro primo sviluppo, contengano
sostanze con caratteristiche particolari sia per la qualità
che per la quantità.
I suoi studi, in seguito, sono stati approfonditi, sia da un punto
di vista clinico che da un punto di vista sperimentale, da studiosi
francesi fra i quali ricordiamo, Martin, Paqualet, Netien, Tetau
e Bergeret.
In particolare, al professore Netien dell’Università
di Lione, si devono i severi controlli di laboratorio sui gemmoderivati
e l’indagine per la ricerca e il dosaggio di alcuni principi
attivi.
Sono stati evidenziati nei tessuti embrionali vegetali dei componenti
come le auxine e le giberelline, dei fattori di crescita, degli
enzimi, delle proteine e degli acidi nucleici
(DNA, RNA).
Infatti, sperimentalemente, si è potuto constatare che molti
principi attivi, contenuti in notevole quantità nelle gemme,
si ritrovano, spesso, solo in tracce nelle parti adulte delle piante.
LA PREPARAZIONE
Le parti vegetali, raccolte nel loro tempo balsamico, che di solito
coincide con l’inizio della primavera, sono sottoposte, allo
stato fresco, alla ripulitura, alla triturazione, alla determinazione
del grado di umidità ed infine alla macerazione.
Su un campione del vegetale appena raccolto si determina il peso
disidratato ponendolo in stufa a 105° e lasciandovelo fino al
raggiungimento del peso costante; il materiale vegetale viene poi
posto a macerare per tre settimane in una miscela di alcool e glicerina
la cui quantità è calcolata in modo da ottenere un
prodotto finale che corrisponde a 20 volte il peso della materia
prima riportata allo stato secco.
Si procede ad una decantazione seguita da una filtrazione sotto
pressione costante, a questa operazione si fa seguire un riposo
del filtrato per 48 ore ed una ulteriore filtrazione. Si ottiene
così il Macerato Glicerico (M.G.) di base dal quale con opportuna
diluizione si otterrà il prodotto pronto per l’uso.
La diluizione richiesta per i gemmoderivati è alla prima
decimale hahnemaniana 1DH: ciò sta ad indicare che una parte
del preparato di base viene diluita con 9 parti di una miscela contenente
50 parti di glicerina, 30 parti di alcool e 20 parti di acqua.
La farmacopea francese stabilisce modalità e tempi di conservazione
ben precisi anche per i gemmoderivati: raccomanda che essi siano
conservati al riparo dalla luce in recipienti ben chiusi e che siano
utilizzati nell’arco dei cinque anni dalla preparazione.
UTILIZZI
L’impiego dei gemmoderivati è tenuto in particolare
considerazione nella pratica medica fitoterapica ed omeopatica;
spesso viene sfruttata l’azione “drenante” dei
macerati glicerici come preparazione o complemento di terapie omeopatiche.
Il termine “Drenaggio”, per la prima volta codificato
dal medico svizzero Nebel, sta ad indicare una azione centrifuga
favorita da sostanze, le quali convoglierebbero le “tossine”
presenti nell’organismo verso determinati organi o tessuti
(reni, fegato, cute) che avrebbero il compito di espellerle. Grazie
all’azione del drenante, pare sia possibile limitare gli effetti
troppo violenti di un rimedio o evitare un aggravamento della malattia
all’inizio di un trattamento omeopatico.
Indipendentemente dalla possibile associazione fra gemmoterapia
e omeopatia i gemmoderivati utilizzati da soli spesso consentono
il raggiungimento di notevoli risultati terapeutici.
Essi, infatti, ricchi di biostimoline tissutali e alla bassa diluizione
alla quale sono utilizzati, possono svolgere una notevole azione
drenante a livello degli organi emuntori ed una azione stimolante
a livello del sistema reticolo endoteliale.
SPERIMENTAZIONE
Le proprietà dei gemmoderivati hanno avuto un riscontro sia
clinico che sperimentale.
E stato possibile, infatti, dimostrare l’attività stimolante
sul sistema reticolo-endoteliale posseduta dalle gemme di Betula
pubescens grazie ai test di Halpern.
Tale test, utilizzato in allergologia, permette di caratterizzare
l’azione di un medicamento sul sistema reticolo endoteliale,
misurando la velocità di assorbimento di particelle di carbone
colloidale fissate dalle cellule reticolo-endoteliali del ratto.
Si è visto che la velocità di depurazione del sangue
dei ratti aumenta del 37% dopo somministrazione di gemme di Betula.
Un altro studio molto interessante è quello eseguito sulle
gemme di Ribes nigrum col quale si è dimostrata la diversa
composizione quali-quantitativa delle gemme rispetto alle foglie
della pianta adulta.
Si è infatti riscontrato che le gemme sono molto più
ricche in aminoacidi, vitamina C ed eterosidi (antocianosidi e flavonoidi)
per cui è stato possibile formulare delle ipotesi sulla attività
terapeutica del gemmoderivato.
Tali ipotesi sono state verificate sperimentalmente con vari test:
il test della resistenza al freddo, quello dell’edema piantare
con formolo e quello di Burcek.
Si è potuto così concludere che le gemme di Ribes
sono dotate di una azione stimolante sulla corteccia surrenale e
posseggono una notevole attività inibitrice nei riguardi
dei processi infiammatori.*
*tratto da "Global Books"
casa editrice Demetra.
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