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Pane, Formaggio e Vino
Come prepararli in casa, seguendo le regole di salute e tradizione
Introduzione di Maurizio Pallante
Valerio Pignatta
Come riscoprire e rivalutare una tradizione di autosufficienza alimentare diffusa nelle culture contadine sino a cinquant’anni fa, il libro mostra come può essere facile il recupero.
Prezzo € 8,08 invece di € 9,50
Sconto: 15%
Bis Edizioni
Libro - Pagg. 89
Formato: 11,5x16
Anno: 2008
In un mondo dominato dalla comodità e dalla velocità, il cibo si sta avviando rapidamente a divenire merce a consumo immediato anche nel nostro paese. Prima che cambiamo idea... o che arriva qualcos’altro da fare. Non si sa mai. Se il cellulare è acceso, il nostro pranzo potrebbe essere rimandato, decurtato o abolito.
Ecco che allora nei frigoriferi scintillanti dei negozi alimentari, nei supermercati, nei bar, nei self-service ecc. troviamo sempre più pietanze pronte, colorate e gustose da riscaldare nel microonde e ingoiare in un batter d’occhio.
Che poi il 30%& delle persone soffra di allergie e intolleranze, che il 10% accusi crisi asmatiche allergiche, che le patologie croniche siano in disperato aumento anche tra i giovani, che la qualità della vita sia a un livello così basso come non lo è mai stato negli ultimi decenni, sono particolari di piccola rilevanza.
L’importante per l’industria alimentare è che i gusti si omologhino, che i bimbi disegnino i pesci a bastoncino e che le coreografie gastronomiche abbiano la prerogativa sulla qualità di quanto effettivamente ingerito.
A tutto questo però c’è una grande ripiego. Autogestibile e a basso costo. Si chiama autoproduzione casalinga. Prodursi da sé piatti e pietanze prelibate è in effetti ancora una realtà in alcune regioni italiane. Si tratterebbe di rispolverare e incentivare questi rimasugli di antica civiltà contadina che stanno scomparendo. La preparazione casalinga permette di abbassare notevolmente i costi legati all’alimentazione di una famiglia. Essa permette altresì di potersi concedere ingredienti di maggiore qualità per un prodotto finale senz’altro più energetico, genuino e senza conservanti e additivi chimici di sorta. Il risultato è ancora una volta un risparmio ulteriore sui medicinali su cui si potrà contare di fare a meno, un migliore peso forma e una gioia insperata che deriva dal fare attività semplici e primordiali come prepararsi il cibo per sé e per il proprio clan.
Ma l’autoproduzione ha anche effetti positivi su tutto il circuito economico nel suo insieme. Infatti essa non induce l’aumento del PIL (o lo fa in maniera minore), quel disumano indice monetario che misura il benessere di un paese sulla base delle crescita della produzione e del commercio di merci e servizi, di qualunque tipo esse siano, dalle ambulanze che circolano sull’autostrada dopo l’ennesimo mostruoso incidente alla produzione di carri armati destinati al mercato bellico africano o asiatico. Tutto questo aumenta il PIL, e quindi, secondo i geni dell’economia che lo hanno ideato, ciò ci dice che il nostro benessere è sempre maggiore.... In realtà, come è facile intuire, tutto questo, invece, aumenta solo le condizioni di inquinamento e i disastri ambientali e sociali di cui siamo testimoni ormai ogni giorno. La continua crescita e industrializzazione tecnicizzata conduce a uno stato esistenziale umano povero di emozioni semplici e appaganti e ci imprigiona in un ritmo innaturale che porta a forti tensioni psicoemotive e a stati di esaurimento. Senza contare quello che sta procurando alle specie viventi sul pianeta.
L’atto semplice di prodursi in casa, magari facendosi aiutare dai propri figli, il pane, il formaggio, la passata di pomodoro, le marmellate e altre preparazioni alimentari di consumo abituale, permette con poca spesa e poca energia di riappropriarsi di quella capacità di autonomia e procreazione della salute individuale e collettiva che ci sono state tolte subdolamente ma che abbiamo ancora sottomano.
Come ha scritto Maurizio Pallante in un suo recente libro (La decrescita felice, Editori Riuniti, Roma, 2005, p. 26) «Per aver bisogno di comprare tutto ciò che serve a soddisfare i propri bisogni vitali bisogna essere incapaci di tutto. Solo chi non sa fare niente di ciò che gli serve può diventare un consumista senza alternative». E di alternative invece ne abbiamo. E molte. A partire dalle piccole cose. Non c’è bisogno di andare su Marte a cercare risorse. Le abbiamo nelle nostre mani.
Categoria libri: pane fatto in casa
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