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Gio 23 Novembre 2017
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  BIO CHE BLUFF?

riflessioni dal Baule Volante
L’articolo dell’Espresso della settimana scorsa, denigratorio e volutamente fuorviante riguardo al mondo del biologico, ha giustamente suscitato reazioni da ogni parte e tutti sono portati a pensare agli effetti negativi di questo evento mediatico. Rilevo una sorta di pessimismo dilagante, una preoccupazione sui danni che ci potrà provocare questo articolo, preoccupazione che non tiene conto dello spessore, delle radici, della forza del mondo del biologico, sostenuto da così tanti consumatori consapevoli. Provo quindi a proporvi qualche mio pensiero: più positivo e alternativo all’idea che questo articolo porti solo danni.

Sembrerebbe vero che la giornalista dell’Espresso abbia centrato l’obiettivo di infangare il biologico, mentre tutte le critiche e smentite da parte nostra lasciano il tempo che trovano, sopratutto perchè per molti lettori superficiali rimane soltanto l’effetto titolo (Bio che Bluff!), indipendentemente dal contenuto del servizio (meglio dire disservizio). Però intanto si parla di biologico! Ma andiamo per ordine.

Prima riflessione: non è mia, ma una persona saggia, un tempo, mi ha detto queste parole: “la verità si difende da sola”. Se è vero, non solo possiamo sorridere a cuor leggero leggendo l’articolo incriminato, ma aspettiamoci che lo stesso si riveli un boomerang negativo su questo tipo di giornalismo scandalistico e vuoto che si basa sull’effetto “titolo” tralasciando la serietà del contenuto. Nello stesso momento può nascere un apprezzamento del nostro lavoro proprio grazie a critiche così maldestre. Ma sì, perchè ora i consumatori del biologico e tutte le persone dotate di buonsenso, sentendosi colpiti dalle affermazioni della signora Daniela Minerva, curatrice del (dis)servizio, reagiranno con una più tenace fidelizzazione verso il consumo dei prodotti bio. Sono loro che respingeranno l’attacco al mondo del biologico, semplicemente perchè sono persone di buonsenso. Anche perchè questi consumatori, se il bio fosse davvero un bluff, se ne sarebbero accorti da soli, prima di leggere le affermazioni della nostra giornalista. La seconda riflessione parte dalla delusione di questo modo di fare giornalismo. Ma che pena! Il gruppo editoriale l’Espresso-La Repubblica, uno dei più ricchi e potenti d’Italia, scade a questi livelli?

Io sono un lettore, non un operatore dell’informazione, e faccio pensieri semplici: primo, la signora Daniela Minerva non si è data molto da fare perchè ha ripreso un’inchiesta di un’altra rivista, l’ha un po’ condita a suo modo e sopratutto, colpo di genio!, ci ha messo il titolo perfetto: “Bio che bluff!”.

Un titolo geniale rispetto ad un obiettivo che non mi è tuttora del tutto chiaro: attaccare il biologico a ridosso del SANA. Nello stesso tempo però il contenuto dell’articolo non fa affatto pensare che il bio sia tutto un bluff; alcuni prodotti presi in esame, infatti, tra cui le nostre fette biscottate senza grassi, sono valutati addirittura “ottimi” su tutti i punti di vista. L’indagine di Altroconsumo inoltre dice, ad esempio, che i cibi biologici analizzati sono risultati totalmente esenti da pesticidi e anticrittogamici (e ci mancherebbe altro...). Sarebbe stato meglio aggiungere, inoltre, che il controllo del bio riguarda le materie prime, gli ingredienti, e non le ricette. E’ quindi possibile trovarsi di fronte a prodotti bio poco salubri a causa di una pasticciata combinazione degli ingredienti...e questo succede ancora di più per i prodotti “convenzionali”, dove viene posta meno attenzione ai riflessi salutistici (per noi e per l’ambiente) di quello che si mangia.

Se qualcuno pensava ad un giornalismo di frontiera, fatto di indagini rischiose, piste da seguire, dedizione e sacrifici...ahimè, come ci ha deluso la signora Daniela! La Repubblica invece, con enfasi, ha fatto riecheggiare lo scoop dell’Espresso, perchè non se ne perdesse nemmeno una goccia. Come si è rivelato povero il giornalismo in questo caso, e come direbbe Battiato: “ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?”

Lorenzo Saredo Baule Volante

P.s. Mi piace condividere con voi questa riflessione di Roberto Pinton, segretario di AssoBio, il nostro brillante comunicatore che risponde direttamente all’Espresso:

“Esattamente al contrario di quanto sostenuto nell’articolo “Bio non fa miracoli”, nessuno dei prodotti biologici analizzati presenta traccia di coloranti (massicciamente presenti, invece, nei prodotti convenzionali).

La media di zucchero negli yogurt biologici alla frutta analizzati (pur additati per aver tutti “molto zucchero aggiunto”) è inferiore del 15% a quella degli analoghi prodotti convenzionali; gli aromi contenuti in qualche vasetto sono sostanze aromatizzanti naturali e non sintetiche (al contrario di quanto accade in molti prodotti convenzionali); nei rari prodotti in cui sono tecnologicamente necessari addensanti, si tratta di semplici derivati di farine, alghe o carruba.

Il contenuto di micotossine presente in un’unica confezione di corn flakes descritto come “sopra del limite massimo proposti dalla normativa europea in fase di attuazione”, risulta quindi perfettamente in linea con la legislazione attualmente vigente. È del tutto privo di rilievo il riferimento alla cosiddetta “farina ricostruita”: la farina integrale derivante dalla macinazione a pietra e quella ottenuta dai moderni mulini miscelando in corretta proporzione la farina, la crusca e il cruschello sono identiche dal punto di vista organolettico, nutrizionale, tecnologico e legale; l’unica differenza è che la seconda consente un trattamento termico di stabilizzazione del cruschello che evita sicure ossidazioni e ipotetici rischi di tossine.

In nessun prodotto sono presenti grassi vegetali idrogenati, ma solo i grassi vegetali espressamente previsti dalla vigente normativa.

Risulta evidente dai dati presentati che tutti i prodotti analizzati rispettano rigorosamente la normativa, il che non sembra consentire alcun addebito a carico delle imprese di produzione e fa valutare la copertina ("Bio che bluff/ Uno studio accusa i cibi biologici: sono pieni di grassi e additivi, zuccheri e sale. Spesso non sono migliori di quelli industriali. Eppure sono molto più cari") per quel che è, e cioè un inciampo di fine estate.

Se le caratteristiche dei prodotti (zucchero negli yogurt alla frutta e nelle confetture, sostanze aromatizzanti naturali, grassi vegetali non idrogenati al posto del burro, ecc.) non piacciono, suggeriamo all’Espresso il lancio di una delle sue grandi campagne per la riforma dell'intera legislazione alimentare: per quanto in costante crescita, quello dei prodotti biologici è ancora un segmento di dimensioni contenute, e ben altri -e più pesanti- sono gli obiettivi da mettere nel mirino.

Come riportato nell’articolo, recentissimi rigorosi studi confermano le evidenze di numerose ricerche precedenti: nei prodotti biologici è maggiore il contenuto di vitamine, sali minerali, antiossidanti e nutrienti in genere. Scienza e istituzioni raccomandano un’alimentazione ricca proprio di tali sostanze, ma se ritiene di fornire così un servizio ai lettori, L'Espresso è certamente libero di sottovalutare questi aspetti. Oltre a quelli nutrizionali, altri benefici dei prodotti e dell’agricoltura biologica sono certificati da autorevoli istituzioni: nel documento conclusivo della conferenza internazionale Fao tenutasi a Roma nella primavera scorsa, si indica tra gli elementi di forza dell’agricoltura biologica la sua indipendenza dai combustibili fossili e il suo fare affidamento su mezzi di produzione disponibili localmente: intervenendo con processi naturali incrementa l’efficacia e la resistenza degli ecosistemi agricoli nei confronti di condizioni climatiche difficili.

Il documento Fao rileva che, gestendo la biodiversità, gli agricoltori biologici intensificano la produzione in modo sostenibile e hanno il potenziale di assicurare cibo a tutta la popolazione mondiale con un minore impatto ambientale dell’agricoltura convenzionale, tant’è che l'organizzazione fa appello ai governi perché destinino maggiori risorse all’agricoltura biologica e investano nello sviluppo delle risorse umane e nella formazione nel settore. Anche secondo la Commissione del Codex Alimentarius, l’agricoltura biologica minimizza l’inquinamento dell’aria, del suolo e delle risorse idriche, ma ottimizza anche la salute e la produttività delle comunità interdipendenti di piante, animali e persone.

Con gli articoli delle settimane scorse sul "mare nero" e sul riscaldamento globale l'Espresso ha esaurito la sua attenzione su questi argomenti o intende occuparsi senza pregiudizi delle imprese che hanno convertito il loro modello produttivo in chiave ecocompatibile?”


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