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La piadina romagnola è la più classica delle specialità romagnole. Ha origine come alimento povero dei contadini: costituita da un semplice impasto, dava una maggiore sensazione di sazietà, e quindi trovava una valida alternativa al pane, se non addirittura al pasto principale.
Chi di piadina se ne intende sa che determinare la ricetta canonica è impossibile, e forse anche indebito. Troppe le varianti locali e familiari per stilare l'esatta formula. Accade anche per i piatti più complessi: ciascuno ritiene che la vera ricetta è la sua. Si va dalla piadina semplice con farina, lievito, strutto, sale e latte, a quella contadina, che prevede come ingredienti: farina, strutto, bicarbonato e zucchero. La più rustica si prepara, invece, senza strutto e con
l'acqua al posto del latte.
Oggi la piadina (o piada) è difficilmente catalogabile: variante del pane, come sempre, ma può essere uno spuntino da sola o imbottita, può diventare cascione mozzarella pomodoro, ripieno di verdure, formaggi o, negli ultimi anni di tutto l’immaginabile e, a volte, oltre... E ancora può diventare un dolce, oppure trasformarsi per essere addentata anche dai più convinti vegetariani sostituendo il tradizionale strutto con l’olio d’oliva o latte di soia. E' nata infatti negli ultimi anni la cosiddetta piadina biologica, composta da ingredienti provenienti da agricoltura biologica.
Ormai la piadina romagnola è diventato nella versione precotta un vero e proprio fenomeno economico.
È il segno dei tempi. In casa non si realizza più, manca il tempo e la cultura. Da qui la sua evoluzione nelle piadinerie e - più recentemente - nelle confezioni indusrtiali per la produzione piadina romagnola. Segue la strada già intrapresa a suo tempo dalla pasta, con aziende che producono piadina e promuovono il franchising della piadina romagnola.
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